la carta d'identità del sindaco
IL PORTALE DI PAPILLON DELLA DENOMINAZIONE COMUNALE

13 dicembre 2010 - NEWS

Le De.Co. e il pericolo anarchia

Ieri a Fermo, a "Golosari a Piazzetta" siamo stati interpellati dal sindaco di Moresco che avrebbe voluto fare una De.Co. sul vino che si produce nel suo paese, così come la settimana scorsa la stessa richiesta era arrivata dalla Puglia e dalla Toscana per l'olio. La risposta in questi casi è stata sempre un categorico no. I motivi sono semplici: le De.Co., mero atto di registrazione di una provenienza geografica, non si possono applicare a una realtà dove potrebbero sovrapporsi alle indicazioni comunitarie, come quelle relative alle Dop, alle Igp e naturalmente alle Doc. Il rischio infatti in questo caso è di incorrere nella contestazione più volte mossa dal Mipaaf per  quanto riguarda lo stabilirsi dal legame territorio - qualità in un settore particolarmente regolamentato proprio in sede comunitaria. Questa contestazione - ha confermato ieri il sindaco di Moresco - gli è stata nuovamente ribadita in settimana dal Ministero alla sua richiesta di attuare la denominazione comunale sul vino, aggiungendo che in questo settore la problematica è ancora maggiore dato che la De.Co. potrebbe incorrere nella violazione del diritto comunitario che tutela la libera circolazione delle merci. La De.Co. in sintesi può costituire - come si era già detto al convegno di Alessandria del 2005  e come abbiamo ribadito nel libro De.Co. la carta d'identità del sindaco - un atto dell'amministrazione comunale che individua i saperi condivisi del suo territorio e in questo caso è sostenibile. Diversamente, non può sostituirsi o sovrapporsi a campi, come quelli del vino e dell'olio, dove già esiste una rigida normativa in sede comunitaria. Pena da un lato la contestazione immediata e dall'altro ancor di più la creazione di un pericoloso precedente che potrebbe portare lo stesso Ministero a ricominciare la sua battaglia contro questo strumento di difesa della propria identità. In questo clima stupisce ancor di più quanto abbiamo letto sulle pagine della Stampa di oggi che riporta come Mombello in Monferrato abbia deciso di deliberare sul grignolino, che viene così denominato "Rosso di Mombello Monferrato".  “E un terreno inopportuno quello di fare le De.Co. su prodotti già coperti da una legislazione che prevede la Doc, o l'Igp e la Dop – dichiara Paolo Massobrio sulla Notizia del Giorno del 13 dicembre – purtroppo i sindaci vengono spesso mal consigliati e rischiano di fare azioni che non sono sostenibili. Per questo occorre che Governo e Regioni affrontino al più presto il tema della sostenibilità delle denominazioni comunali, prima che prenda il sopravvento una specie di anarchia che rischia di mettere in difficoltà quella che può essere un'opportunità. Sarà il nostro impegno per il 2011”. L'auspicio a questo punto è proprio quello di una parola chiara delle Regioni e del Ministero a disciplinare tutto il mondo delle Denominazioni Comunali. Il giusto desiderio di autodeterminazione dei Comuni rischia infatti di trasformarsi in anarchia deliberativa e il proliferare di iniziative di questo genere nel rischio ancor più grande di far perdere credibilità a tutta la De.Co. e alle importanti iniziative fatte finora. (Nella foto un momento del convegno di Fermo del 12 dicembre)  

Presentazione di Paolo Massobrio
 
 
 
Associazione Club di Papillon - Sede legale: via della Maranzana 62, 15121 Alessandria
Sede operativa: via Roberto Ardigò 13/b, 15121 Alessandria - CF 96015830068